Guardando alle sfide che ci attendono domani e al forte processo di trasformazione che stiamo vivendo, Alberto Frausin sottolinea quanto sia enorme tale meccanismo di cambiamento, con un’accelerazione crescente su molteplici assi, la cui portata in questi cinque anni sarà decisamente superiore a quella degli scorsi venticinque.

Ponendo una particolare attenzione al mondo alimentare e del beverage nel quale opera, Frausin sottolinea l’importanza del tema nutrizionale: sebbene sia già in corso un’enorme rivoluzione nel campo dell’alimentazione poiché oggi è grandissima l’attenzione a quello che mangiamo rispetto a un tempo, tale aspetto sarà ancora più accelerato nei prossimi anni, con l’introduzione di nuovi prodotti e ‘modi di mangiare’, già dimostrato con le novità per coloro che hanno disturbi alimentari. Sono tutti trend in fase iniziale, ma vettori di cambiamento potentissimi per tutte le industrie e la produzione ne avrà sicuramente un impatto.

In particolare per Carlsberg, Frausin anticipa che altro fattore del processo di cambiamento sarà la scelta ‘alcohol o non alcohol’: tutte le industrie di questo settore hanno già dichiarato la loro volontà di impegnarsi nell’arco dei prossimi cinque anni a realizzare prodotti analcolici. E anche in Italia, dove già esiste una forte cultura e attenzione nutrizionale, tale aspetto tenderà ad accelerare velocemente.

Le radici locali avranno un peso in gran parte delle strategie generali: per diventare globale bisogna avere solide radici locali

Secondo Frausin, chi intrepreterà in maniera corretta tale inesorabile processo di cambiamento o comunque riuscirà fra i tanti a seguire una direzione giusta, sarà l’azienda che nei prossimi venti anni vincerà.

Carslberg monitora costantemente questi trend grazie a una strategia internazionale molto forte; cerca di captare i segnali deboli e mettere in pratica delle operazioni come quelle legate al digitale, ambito in cui la sfida tanto delle aziende locali quanto delle multinazionali sarà importante.

Altra sfida straordinaria che forse non tutti colgono ma che si imporrà sempre di più è il meccanismo del cosiddetto ‘local global’ che le multinazionali discutono tutti i giorni, ovvero studiare le radici e interpretare la propria esistenza nel territorio con dei passi significativi e concreti, un percorso che tanti devono fare ed è ancora molto lungo. Le radici locali avranno un peso in gran parte delle strategie generali: per diventare globale bisogna avere solide radici locali. Questo è ad esempio quello che Frausin sta cercando di realizzare nella sua realtà, ovvero reinterpretare la fabbrica e aprirla al pubblico, fermamente convinto che se non facciamo bene le cose partendo da dove siamo nati, non possiamo pensare di valicare i confini del nostro territorio e tantomeno penetrare nel campo internazionale.

Secondo Frausin bisogna sempre avere occhio sul futuro – il passato serve proprio per riuscire ad avere una visione futura – e sulle innovazioni che permettono di evolvere in alcune delle direttrici individuate che possano portare il proprio brand a un crescente successo in Italia e in un domani anche a livello internazionale.

In tale processo l’appartenenza a una multinazionale può costituire un elemento di complessità vigendo delle regole ‘globali’ che possono limitare la libertà decisionale del singolo manager director nazionale. Ed è per questo che Frausin reputa il ruolo che ricopre né semplice né gradito poiché prevede talvolta uno scontro con la Proprietà, situazione che costituisce un limite per molte aziende italiane che, pur avendo visione, non riescono però a dare ai manager un ruolo di guida reale. Un manager director non può però usare la scusa che la propria casa madre gli impone qualcosa, sarebbe troppo comodo. Oggi è inoltre tutto più rapido e bisogna rispondere in maniera molto più veloce: la velocità dell’execution è determinante.

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