La continua trasformazione dei mercati e delle dinamiche globali fanno sì che sia prioritaria e fondamentale un’evoluzione continua e veloce in tutte le aree. Non esistono più i trend dei tre, cinque, dieci anni, ma tutti i settori sono contraddistinti da micro trend di non oltre sei, nove mesi; oggi intere realtà crescono o scompaiono nel giro di qualche anno, e non più di venti o trenta come in passato. Deve quindi essere costante l’adattamento ai velocissimi cambiamenti in atto nel mondo.

In tale contesto, secondo Alessandro Trivillin l’eccellenza di un’azienda può essere misurata proprio nella rapidità in cui un’azienda è in grado di evolvere: la velocità dell’evoluzione è la misura di quanto questa è eccellente.

Nella prassi quotidiana, per seguire e rispettare i ritmi della trasformazione bisogna per prima cosa mettere al centro della propria organizzazione e dei propri pensieri i reali bisogni dei clienti, spostare l’attenzione dal prodotto alle loro esigenze, anche quelle non ‘esplicitate’ che occorre avere la capacità di identificare. Tutto deve dunque essere mirato verso la soddisfazione del cliente, un approccio che alcune aziende sostengono già da molti anni ma che in realtà ancora oggi non è molto diffuso.

La velocità dell’evoluzione di un’ azienda è la misura di quanto questa è eccellente

Naturalmente è indispensabile che tale filosofia possa essere quotidianamente diffusa, compresa e fatta propria da tutte le persone che lavorano in un’organizzazione. Per far questo in una grande e strutturata realtà come quella che dirige, Trivillin si affida ad alcune precise figure, ‘paladini’ di queste logiche, capaci di diffonderle all’interno dell’intera popolazione aziendale.

Guardando alla propria realtà e volendo citare obbiettivi già raggiunti, piuttosto che semplici potenzialità, Trivillin spiega come nel processo produttivo esista un numero immenso di variabili che, se elaborate con algoritmi, identificate, pensate, strutturate e poi verificate dal cervello umano, permettono un oggettivo miglioramento nell’esecuzione. Gli strumenti consentono infatti di rilevare e raccogliere migliaia di informazioni cui la mente umana da sola non può arrivare. Ma naturalmente la sola strumentazione non basta se poi non ci sono le persone che, con un’adeguata apertura mentale, riescono a valutare correttamente le informazioni recuperate, non limitandosi a guardare solo l’evidenza del dato numerico, capaci di gioire dei casi successo, anziché denigrare quelli di insuccesso.

L’interazione dell’uomo, con le sue conoscenze e soprattutto con la sua passione, è ovviamente fondamentale, proprio e soprattutto come approccio culturale. Quindi fondamentale è il capitale umano, poi vengono gli strumenti e la tecnologia.

Questo vale infatti anche per la tecnologia, oggi assolutamente indispensabile ma che, ribadisce Trivillin, non si sostituisce mai alle persone, piuttosto le aiuta. L’introduzione a partire dagli anni ’80 dei computer, evento di portata superiore all’attuale rivoluzione tecnologica, non ha infatti sostituito l’uomo ma, anzi, ha cambiato l’approccio mentale delle persone, ha aiutato in alcuni ambiti a far le cose diversamente e in minor tempo. Pensare che la tecnologia sostituisca l’uomo crea solo delle pericolose barriere e una repulsione alla tecnologia stessa, dobbiamo invece pensare che può aiutarci, divenendo una nostra alleata.

Molto probabilmente nell’arco dei prossimi quindici anni scompariranno alcuni lavori, ma certamente se ne creeranno di nuovi, la maggior parte dei quali in questo momento non conosciamo e non possiamo nemmeno immaginare.

Se viviamo questo viaggio con paura, perdiamo preziose opportunità: l’evoluzione è inarrestabile, anche volendo non potremo bloccarla, quindi tanto vale anticiparla anziché permetterle di governarci.

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