La mia esperienza professionale è iniziata nel 2011, a fianco dell’Amministratore Delegato del Gruppo Ospedaliero San Donato, prima ancora di terminare i miei studi in Management Interculturel presso l’ateneo Science Po Aix en Provence, una Grande Ecole destinata alla formazione della classe dirigente francese, dove ho conseguito la laurea nel 2013. Del mio percorso da studente sono stati particolarmente significativi i due anni di filosofia che mi hanno permesso di capire che non esiste una realtà obbiettiva, ma tanti percorsi possibili. Ho infatti così compreso quanto sia fondamentale riuscire ad essere ‘super flessibili’ alle situazioni, allenare la mente a pensare non in modo schematico ma reattivo. I pochi che capiscono questa cosa avranno successo, soprattutto se sono onesti.
Ritengo infatti l’onestà sia la principale dote che una persona, a maggior ragione un manager, debba avere. Mio padre diceva: “un manager deve essere onesto prima di essere competente, perché la competenza si impara, l’onestà no”. Ed è con questo principio che intendo guidare il Gruppo San Donato che si è distinto per aver sempre rispettato le regole. Penso infatti che il calcolo più machiavellico che uno possa fare sia proprio quello di seguire le regole: così facendo, sul breve termine è probabile che ci si possa far rispettare solo da certi, ma sul lungo andare si vince sempre. Le regole e l’etica sono dunque per me fondamentali, specie se ci si aspetta siano garantiti da chi gestisce istituzioni che prestano cure ai cittadini, come appunto il Gruppo San Donato.

Quando il contesto cambia, confrontarsi con l’esterno permette di
creare nuovi business

Il manager deve quindi prioritariamente essere onesto, essere persona di cui ci si può fidare ciecamente, dopo deve avere doti personali di dialogo e pragmaticità. Importante è infatti anche il dialogo: per eccellere nel mondo del lavoro è indispensabile risolvere i problemi attraverso il dialogo con i propri collaboratori che, nel mio caso, sono ad esempio i primari e i capo sala, persone dunque molto competenti, con un background di studi solido, con cui è importante aprire un dialogo tanto quando le cose non vanno bene, tanto quando funzionano riuscendo a instaurare e mantenere un rapporto personale affinché tutto continui a procedere al meglio.
I migliori Amministratori Delegati sono coloro che hanno un quotidiano rapporto umano con le risorse dell’azienda, che le conoscono e sanno come parlare loro per ottenere i risultati migliori. Ad esempio, anche per questa ragione, noi abbiamo solo 8 Amministratori Delegati per 18 ospedali, perché è raro trovare persone che hanno certe capacità di dialogo e di impostazione delle attività. Altra dote essenziale è la pragmaticità, perché essere pragmatici significa trovare soluzioni.

Quando il mercato cambia e bisogna innovare, si deve inventare qualcosa di nuovo, capire cosa vogliono le persone e cosa fanno i competitor sia nazionali che esteri, andare a guardare dove sono le opportunità e provare a coglierle. Quando si resta nel comfort di una situazione economica “comoda”, si rischia di dimenticare che per arrivare a tale livello si è dovuto innovare, e per farlo ci vuole pragmatismo. Io viaggio molto proprio per questo fine: voglio capire se in Italia siamo migliori o peggiori, se quello che andiamo a proporre va bene e può interessare o meno, e questo è l’unico modo per testare. Guardare e analizzare la realtà prima, e poi prendere le decisioni, confrontarsi con l’esterno, e non con il comfort quotidiano fa sì che quando il contesto cambia, invece di regredire si crea nuovo business. Infine, per raggiungere il successo, a mio avviso, non si può prescindere dalla fiducia: il segreto manageriale è infatti proprio quello di credere nelle competenze professionali delle persone.
Il modo migliore è quello di permettere alle figure chiave di operare come se fossero veri e propri imprenditori che, con precisi obiettivi qualitativi e quantitativi, siano liberi di organizzare il loro lavoro e la gestione del proprio team come ritengono più opportuno, senza interferire nelle loro scelte, anche quelle amministrative, limitandoci a monitorare le loro attività e il raggiungimento dei risultati.

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