Nonostante abbia trascorso metà della vita all’estero, prima con la mia famiglia di origine seguendo il lavoro di mio padre presso il Ministero degli Esteri, poi con l’azienda per cui lavoro Unilever, ho sempre mantenuto forti legami con le mie radici; pur riconoscendo quanto queste esperienze fuori dal mio Paese abbiano inciso nel mio modo di vedere la vita e mi abbiano profondamente arricchito, ritengo infatti che sia fondamentale non dimenticare mai il proprio DNA.

Una tappa fondamentale del mio percorso sia professionale che personale, due dimensioni per me inscindibili, è stata la scelta, dopo aver conseguito una laurea in ingegneria aeronautica alla Sapienza di Roma, frutto della mia grande passione per il volo, e aver lavorato per oltre un anno in AGIP, di seguire un Master in Business Administration: lasciato il mio primo lavoro e già sposato, fu senz’altro un’esperienza impegnativa e faticosa, ma che mi ha consentito di affiancare tante nuove conoscenze a quel metodo e capacità analitica di affrontare i problemi che avevo appreso durante gli anni universitari.

Nonostante l’opportunità apertasi subito dopo il Master di entrare in FIAT, il desiderio di tornare a “respirare” quella dimensione estera che avevo conosciuto mi spinse a scegliere Unilever dove, partendo nel 1991 dal ruolo di semplice ingegnere di progetto, ho avuto modo di crescere rapidamente ricoprendo vari ruoli nella Supply Chain, fino a rivestire dal 2003 la carica di General Manager.

Qualsiasi problema può avere una soluzione, basta cercarla

Spostatomi fra Inghilterra, Olanda, Repubblica Ceca e Israele, per ritornare in Italia solo tre anni fa, ho visto e vissuto realtà molto diverse fra loro, esperienze che mi hanno fortificato e fatto crescere sul piano sia personale e sociale che professionale, stimolandomi e rimettendomi sempre in discussione in contesti a me estranei a partire dalla cultura, dalla lingua, dalla politica, dalla religione.

Durante tutto il mio percorso, di lavoro e di vita, sono sempre stato mosso da una estrema curiosità e dalla tendenza a non volermi mai accontentare, nella continua ricerca di qualcosa di diverso e più stimolante accettando anche di prendermi qualche rischio, se pur ‘calcolato’. Pur di variare, imparare e crescere, non ho infatti esitato ad accettare incarichi in contesti poco “tranquilli”, a spostarmi molto frequentemente dovendo impegnare la mia famiglia a riadattarsi sempre.

Con caparbietà e determinazione ho sempre teso verso nuovi obiettivi, convinto di poterli raggiungere: probabilmente grazie anche alla mia formazione ingegneristica, ho infatti sempre pensato che qualsiasi problema può avere una soluzione, basta cercarla. Oggi c’è una tendenza a pensare che le cose vengono da sole ma, in realtà, senza la determinazione non si fa niente. Tutto dipende da quanto ti vuoi mettere in discussione, da quanto sei capace di riflettere e lavorare su un traguardo, perché bisogna essere sempre consapevoli che non ti regala niente nessuno e che tutto dipende da te e da quanto ci vuoi credere. Se cerchi trovi, se sei una persona che vale gli altri te lo riconoscono e ti trattengono nel loro stesso primo interesse.

In tutto questo ho imparato quanto sia importante il valore dell’autenticità. Sono convinto che in azienda, così come nella vita in generale, sia profondamente sbagliato e pericoloso costruirsi un ruolo che non rispecchi la nostra vera natura che comunque prima o poi traspare e che non è possibile mutare veramente. Molti enfatizzano quanto sia importante lavorare sui propri punti di debolezza quando invece, secondo la mia opinione, può fare molto più la differenza puntare a sviluppare quelli di forza. Dobbiamo essere sempre consapevoli di come siamo fatti, di quello che sappiamo e non sappiamo fare.

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