Il mio percorso è iniziato circa venti anni fa con uno stage all’interno del Gruppo L’Oréal dove sono rimasta per quasi undici anni. Estremamente formativa e stimolante da tutti i punti di vista, quella in L’Oréal è stata un’esperienza che ha avuto un impatto determinante sui miei valori manageriali. All’interno dell’azienda, ho ricoperto ben otto ruoli diversi, alcuni durati anche solo pochi mesi, affrontando cambiamenti molto rapidi ma sempre in contesti organizzativi matriciali con una gestione spesso piuttosto complessa: subito entrata nella divisione Fast Moving Consumer Goods a Torino, ho trascorso i primi due anni nella Selezione per passare poi a ruoli di crescente responsabilità nell’ambito della gestione HR.

Dopo circa quattro anni mi sono state proposte posizioni nel marketing, e poi nelle vendite: entrambe hanno rappresentato opportunità in forte discontinuità con il mio percorso e mi sono trovata a dover ripartire da zero in aree nuove. Ho dovuto imparare e operare sul campo, viaggiando per il territorio toscano, che mi era stato affidato. Dopo circa un anno sono tornata all’HR dove sono rimasta fino alla conclusione del mio percorso in L’Oréal. Trascorsi i primi tre anni in Italia come Direttore delle Risorse Umane della divisione prodotti di lusso riportando direttamente all’Amministratore Delegato, nel 2008 sono passata anche a una gestione internazionale, trasferendomi a Parigi dove nell’arco di tre anni ho ricoperto due ruoli: prima all’interno della struttura Europa e dovendo gestire le conseguenze dell’acquisizione globale di YSL Beauté, condotta dal Gruppo con riferimento a undici Paesi, e successivamente acquisendo una posizione nell’ambito del Travel Retail Mondo, ritrovandomi a dirigere tutto il comparto “Duty Free”. Sono stati anni in cui ho viaggiato moltissimo: con base a Parigi, mi spostavo fra Hong Kong per il mercato Asia-Pacifico e Miami per quello delle Americhe.

L’esperienza in L’Oréal è stata estremamente stimolante e di grandissimo apprendimento: creatività ed elasticità erano la costante all’interno di un gruppo che viaggiava a una tale velocità per cui era regolare cogliere continuamente nuove sfide e fondamentale saper performare e raggiungere gli obiettivi in assenza di procedure e in un contesto destrutturato. Sono stati anni di forte pressione su risultati da raggiungere velocemente senza trascurare l’alta qualità, prioritaria per un’azienda che opera nel mondo della bellezza.

In attesa della mia prima figlia ho deciso di rientrare in Italia, e sono andata a ricoprire la carica di Direttore Risorse Umane per l’Area del Mediterraneo di una realtà per tanti aspetti complementare alla precedente: Ernst&Young (EY). Dall’improvvisazione e inventiva di un mondo focalizzato sulle esigenze delle persone, e in particolare delle donne, sono passata al rigore di un’azienda all’epoca molto più maschile, più gerarchica e standardizzata. Era il 2011, un periodo difficile a seguito della crisi economica, in cui prevaleva la necessità di razionalizzare le strutture.

Il mondo della consulenza mi aveva sempre appassionata e i due anni e mezzo trascorsi in EY mi hanno arricchita più di quanto avrei mai immaginato. Ho imparato molto sul metodo, sul project management, sulla governance, sull’importanza della stabilità e della continuità delle decisioni prese e condivise nel tempo.

Nel 2013 il mio percorso ha preso una nuova direzione con la chiamata a ricoprire il ruolo di Direttore HR del Gruppo Humanitas, ovvero il gruppo di sanità privata di Techint, lanciato con l’obiettivo di costruire a Milano un ospedale di eccellenza per tutti. Il ruolo richiedeva il task di condurre un grande lavoro di organizzazione, secondo un modello tripartito costituito dalla clinica, dalla ricerca e dal mondo universitario, per una realtà che non doveva essere considerata come un semplice ospedale, ma come un prestigioso luogo di cura con medici di esperienza riconosciuta anche a livello internazionale.

Con Humanitas ho costruito un legame fortissimo, essendo stata anche assunta durante una gravidanza. È stata quindi difficile la scelta di lasciare il Gruppo dopo quattro anni per intraprendere una nuova avventura, che si è comunque rivelata stupenda, dopo l’incontro con Snam.

Dopo la scissione da Italgas, il nuovo Amministratore delegato di Snam, Marco Alverà, insediato a fine 2016, voleva intraprendere un percorso ambizioso di internazionalizzazione e re-purposing per favorire la transizione energetica. Questo richiedeva un lavoro di trasformazione culturale per riuscire a parlare un linguaggio nuovo ed essere pronti ad affrontare un passaggio storico.

Rispettando la storia e l’eccellenza di una grande realtà ingegneristica fortissima su tutto il suo core business da oltre ottanta anni, abbiamo lavorato per attuare un cambiamento attraverso la ricerca di nuove competenze, la spinta verso maggiore flessibilità e velocità, e stimolando maggiore e più libera comunicazione fra le persone. È stato fondamentale creare nuovi canali di comunicazione interna allineati con quella esterna, veicolando informazioni e messaggi importanti al mercato ma anche all’interno.

In Snam mi sono trovata ad affrontare anche il difficile periodo segnato dall’emergenza della pandemia Covid-19: un’esperienza difficile ma di forte crescita professionale, dovendo confrontarmi con un mondo completamente sconosciuto in cui la tutela della sicurezza e della salute delle persone è stata la priorità. Abbiamo lavorato 24 ore su 24 per garantire il contatto diretto con le nostre persone e una prossimità nonostante la distanza fisica. Abbiamo dovuto digitalizzarci ancora di più, dematerializzare e abbiamo potenziato la nostra offerta di servizi di welfare e di formazione attraverso Snam Institute, la nostra corporate university interna, creata nel 2018, al fine di garantire che l’engagement delle nostre persone potesse rimanere alto. Abbiamo anche avviato molte iniziative di solidarietà, portando avanti, anche grazie alla nostra Fondazione, interventi di sostegno a realtà che ne avevano più bisogno.

Quello che oggi sta vivendo Snam è un momento storico di riposizionamento: da operatore di infrastrutture del gas, a player chiave, strategico nella transizione energetica. Si tratta di un grande cambiamento che sta caratterizzando anche questa mia esperienza professionale. I momenti di grande trasformazione che ho vissuto nella mia carriera hanno contribuito ad arricchirmi, insegnandomi in ogni occasione qualcosa di nuovo e aiutandomi a costruire un’esperienza di “game changer”:

quando sei abituato a gestire il tuo lavoro con concretezza e consapevolezza, in coerenza con le strategie delle realtà per cui operi, trai sempre lezioni di vita, a prescindere dal settore in cui operi

, e il cambiamento diviene un driver importante

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