Considero la laurea in Economia Aziendale lo step iniziale del mio iter professionale: il percorso di studi mi ha permesso di apprendere metodo, impostazione, razionalità, sostanzialmente un approccio mentale ai problemi con un’analisi strutturata, dunque un set up mentale che mi sono portato dietro tutta la vita.

La prima esperienza lavorativa in un contesto aziendale è stata presso un’impresa tessile di medie dimensioni, dove mi sono trattenuto quattro anni: qui ho scoperto per la prima volta cos’è un’azienda, i suoi diversi ambiti, e mi sono arricchito della passione trasmessami dalle persone di vivere la realtà lavorativa come propria.

Sono quindi passato al settore dell’edilizia, lavorando tredici anni in Fassa Bortolo, dove ho appreso l’importanza delle persone e sviluppato la gestione del capitale umano.

Sono infine approdato al Gruppo Danieli, dove lavoro da nove anni sentendomi però sempre come se fossi al mio primo giorno. È quindi troppo presto dire di cosa questa esperienza mi abbia arricchito: sicuramente ho qui la possibilità di sviluppare l’ecletticità, proprio per il cambio continuo e frequente degli ambiti in cui indirizzo le mie energie, cosa che mi piace. Naturalmente sto rimpiegando tutto quanto ho acquisito dalle esperienze precedenti sia mie che delle persone con cui ho lavorato. In questa grande realtà è importantissimo cercare di adattare ogni strumento al contesto, alle dimensioni, alle problematiche, agli aspetti culturali: nel Gruppo siamo circa novemila persone, di cui tremila in Italia, quindi devono convivere insieme culture, mentalità, logiche ed esperienze completamente diverse. È dunque fondamentale operare con un’estrema flessibilità e tenere sempre presenti le logiche e il sistema valoriale e culturale delle persone.

È dunque fondamentale operare con un’estrema flessibilità e tenere sempre presenti le logiche e il sistema valoriale e culturale delle persone.

È importante identificare con chiarezza dove si vuole andare e poi pianificarne con scrupolosi step di esecuzione il raggiungimento

Il raggiungimento di questi obiettivi lo devo prima di tutto alla “sana follia” di chi mia ha fatto crescere: ho avuto la fortuna di avere dei capi che hanno scommesso su di me, vedendo in me qualcosa per cui mi hanno posto in posizioni superiori rispetto alle mie capacità e professionalità di quel momento. A soli quarantadue anni sono stato nominato Amministratore Delegato in Acciaierie Bertoli Safau, pur dopo solo due anni che vi lavoravo come CFO e pur essendo il più giovane dirigente sia come anzianità aziendale che anagraficamente.

Indispensabili sono poi impegno, lavoro, dedizione e passione. La passione trasforma da fatica a piacere quello che si fa, permettendoci di liberare energie positive ogni giorno. Si articola su due livelli: il primo, immodificabile, è legato alla nostra personale natura, per cui si deve cercare di individuare molto razionalmente i nostri punti di forza e quello in cui si è più portati e per cui si ha più passione. Il secondo livello, relativo alla capacità di liberare energia positiva, richiede di applicarsi nella gestione del tempo e delle priorità: se siamo sempre oberati da impegni ci riempiamo di negatività, di una visione né aperta né positiva delle cose, e tutto diventa più difficile. Dunque, identificare con chiarezza dove si vuole andare, dove c’è un’attitudine per andarci, e poi pianificare con scrupolosi step di esecuzione il raggiungimento di questa destinazione.

Rifletto sempre prima di agire: quali sono i miei obiettivi a tre, cinque anni? Dove voglio arrivare? Mi pongo poi degli obiettivi nel breve, che devono essere coerenti con quello finale, e dunque definisco razionalmente una progettualità, concentrandomi esclusivamente sull’operatività: mantengo il mio cervello libero, incanalando tutte le mie energie nell’esecuzione. La parte progettuale è infatti importantissimo che sia ben strutturata, non bastano le dichiarazione di intenti, serve un’effettiva execution: definisco milestone, risorse e chi mi può aiutare, pianifico i cambiamenti delle abitudini. Elemento di grande importanza nell’evoluzione personale è infatti saper cambiare abitudini e farlo con metodo.

Altro punto è la velocità: consapevole che talvolta voler esser troppo veloci possa portare a commettere degli errori, preferisco comunque sbagliare piuttosto che avere il rimpianto di dire “sarei potuto essere un po’ più veloce”.

Fondamentale è dunque per me aver sempre ben chiara la rotta: non significa essere rigidi, ma dedicare tempo a riflettere su dove si vuole andare.

Non esiste una rotta immodificabile, è naturale cambiare destinazione negli anni, anche a seguito della propria evoluzione personale e professionale. Appena terminati gli studi universitari sono entrato in uno studio di consulenza finanziaria, ma avevo ben chiaro che in realtà volevo vedere e vivere “l’azienda”, cosa che ho fatto non appena si è presentata la possibilità. Successivamente è emersa in me l’esigenza di vedere realtà più grandi, più strutturate, internazionali, desiderando mettermi alla prova: sono dunque entrato nel Gruppo Danieli.

Sebbene abbia sempre ben chiaro cosa voglio, so bene che è impossibile prescindere dai vincoli e influenze provenienti dall’esterno, tanto a livello lavorativo quanto familiare, che possono condizionare le nostre scelte; saper scindere i propri desideri da ciò che effettivamente si può fare è un tema importante.

Una volta però deciso dove si vuole andare bisogna effettivamente adoperarsi per conseguire l’obiettivo e la vera differenza la fanno la capacità, qualità ed eccellenza nell’esecuzione o meno. Possiamo infatti identificare chiaramente il faro verso cui andare, decidere di arrivarci velocemente, ma se poi non abbiamo capacità nel remare, non raggiungeremo mai la meta. Questi sono gli aspetti che cerco di tenere presenti nella mia evoluzione professionale, ma che poi sono i medesimi anche nell’indirizzamento aziendale. Diversamente, quando non sono io a gestire la mia evoluzione, ma sono gli eventi a farlo, ne soffro e cerco di evitarlo per quanto mi è possibile.

Quello che mi sento dunque di condividere è riflettere sempre su qual è la propria strada, poi vengono impegno, lavoro, dedizione, sudore e passione.

Il segreto è trovare la passione nell’impegno, nella dedizione. Abbiamo una capacità finita di sofferenza, per cui in una condizione di no comfort zone riusciamo a starci per poco tempo. È pertanto utile allargare quanto più possibile la nostra area di comfort.

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