Come trainer noto che oggi la richiesta più pressante da parte delle organizzazioni sia quella di imparare a muoversi in un contesto “diversamente” complicato per fronteggiare il quale non credo che l’abilità più adatta sia la resilienza, cui si è fatto tanto riferimento negli ultimi anni, ovvero quella capacità testarda e tenace di fronteggiare ogni problematica che non ti consente però di cambiare e quindi migliorare ma ti lascia sempre uguale a te stesso. Per superare e trarre anche vantaggio dalle difficoltà occorre andare oltre il concetto di resilienza e di resistenza e ricorrere invece, a mio avviso, a quella che il noto Nassim Taleb chiama la “antifragilità”, ovvero quella capacità dinamica di sapersi muovere con curiosità e senza paura in territori inesplorati, di adattarsi nella volatilità e incertezza senza né cedere né irrigidirsi ma cambiando con esse. Se infatti l’immagine metaforica del resiliente è l’Araba Fenice, che muore e rinasce sempre uguale a se stessa, quella del manager antifragile è la medusa dalla quale, tagliata una testa, ne nascono due: il manager antifragile è cioè colui che trae vantaggio dai problemi poiché ogni difficoltà genera in realtà nuove soluzioni e opportunità per il futuro e offre ogni volta la preziosa occasione di cambiare e migliorare.

La capacità di decidere cosa fare rispetto a quello che ti accade attorno credo sia la più bella definizione di mentalità vincente

Credo profondamente in questo concetto e, guardando al mio passato di allenatore di pallavolo, i giochi olimpici, che ho l’onore di aver vissuto, ne sono sicuramente un esempio straordinario: tanto duro lavoro per arrivare alla competizione ma, giunti al momento decisivo, scopri che molto è diverso da quello che ti aspettavi e allora o abbandoni protocolli, schemi e ti adatti, oppure perdi. E questa metafora, in realtà, la rivedo in tutte le tappe che ho percorso: ogni momento di cesura che ho vissuto è stato per me occasione di ripartire guardando a cose diverse e arricchendomi, e ancora oggi sono curioso di quanto di nuovo mi capiterà in futuro.

Chi tende verso l’obiettivo di performance e di eccellenza credo debba dunque confrontarsi continuamente con questa necessità di muoversi con agilità in un territorio dove le regole cambiano in un modo incontrollabile. C’è chi è più predisposto, chi meno, c’è chi teme ogni processo di trasformazione, chi lo sostiene: come coach e trainer, il mio compito è quello di trascinare i “resistenti” verso il cambiamento.

Come? Molto spesso siamo concentrati sull’allenamento di elementi tecnici perché pensiamo siano quelli decisivi, mentre cruciale è essere in grado di allenare la propria capacità di gestire decisioni e situazioni imprevedibili e incontrollabili perché, in realtà, l’unico vero controllo che possiamo esercitare è quello su noi stessi, sul nostro comportamento, sulla nostra reazione: la capacità di decidere cosa fare rispetto a quello che ti accade attorno credo sia la più bella definizione di mentalità vincente.

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