Non ho mai avuto dubbi sul percorso che avrei voluto fare poiché sono sempre stato innamorato del campo del farmaco e della chimica, e in particolare della ricerca intesa proprio come esplorazione e scoperta, una dimensione che mi ha sempre profondamente affascinato. Cercando di inseguire questa passione e di darne voce ho così scelto la Facoltà di Farmacia e successivamente mi sono indirizzato verso realtà afferenti a quel settore.

I 10 anni trascorsi in Johnson & Johnson sono stati importanti per la mia crescita perché mi hanno permesso di costruire i fondamentali della mia vita professionale e di misurarli e applicarli su un terreno, quello della biotecnologia, che proprio in quegli anni segnava il passaggio verso l’innovazione. Ho compreso l’importanza del team e del mettere l’uomo al centro, così come il setting valoriale, che ritengo essenziale, tra cui la trasparenza e la chiarezza in base alle quali ho sempre impostato tutti i mei rapporti. È necessario infatti fissare le regole del gioco sempre e subito. Per quanto sia spesso difficile e doloroso, o talvolta semplicemente scomodo, mi sforzo sempre di essere chiaro sin da subito e pretendo dagli altri il medesimo atteggiamento perché non voglio né dare né ricevere sorprese preferendo gestire trasparentemente i problemi e non nascondendo mai i rischi. L’effetto collaterale di questo sistema è che hai bisogno di persone che la pensino allo stesso modo, ecco perché i valori sono per me un elemento chiave. Naturalmente è poi il leader il primo a dover dare l’esempio divenendo un role model. Con la chiarezza chi è alla guida offre un servizio a tutta la squadra perché mette i singoli nelle condizioni di prendere decisioni consapevoli avendo così la serenità che, dinanzi a un problema, tutti vi si stringano intorno per risolverlo, sempre informati di quello che succede: solo così è possibile dire a chi ha vinto che non esistono abbonamenti al successo e a chi ha perso che può sempre diventare da ultimo il primo. È proprio con la trasparenza e credibilità dunque che si deve esercitare la leadership, se si vuole creare una squadra che, oltre che esperta, sia anche coesa e degna di fiducia. Questo è il modo sano di lavorare, o almeno l’unico che conosco e in cui mi vedo. L’azienda a mio avviso si gestisce con due semplici elementi: responsabilità chiare e riconoscimento del merito.

Non esistono abbonamenti al successo e chi ha perso può sempre diventare da ultimo il primo

Durante il mio percorso sono poi stato sempre ossessionato dall’esigenza di misurare le performance, consapevole che niente può essere valutato se non viene misurato. Ho infatti presto capito che la cultura del controllo è un elemento fondamentale perché il controllo stesso è l’unico modo per migliorare le performance.
Sin dai primi anni della mia carriera ho infine avuto l’opportunità di confrontarmi con i processi di innovazione e cambiamento: l’arrivo della eritropoietina, il primo farmaco biotecnologico, aveva infatti determinato un profondo cambiamento rispetto alla tradizione che, non da tutti accolto all’inizio come un grande valore, in realtà aveva innescato un importante processo di trasformazione nel mondo del farmaco.

Durante la prima fase del mio percorso ho capito dunque qual era il campo di gioco in cui potevo esprimere al meglio le mie attitudini. Inseguendo la passione e conoscendomi meglio ho cercato di lavorare in aree di discontinuità dove indubbiamente l’attitudine e le caratteristiche per giocare la partita erano diverse e più vicine a me. La pressione del cambiamento, la capacità di decidere, la velocità di azione, la leadership, la propensione ad aggregare erano elementi per me naturali ed erano richiesti in particolari zone del campo dove c’era la necessità di modificare gli assetti esistenti, di fare disruption, di guardare avanti e non cercare nel passato le soluzioni per il futuro.

Ho così proseguito il mio percorso nell’area del Biotech e, alla guida del Gruppo Dompé, ho avuto l’opportunità di focalizzarmi sul valore dell’innovazione applicata alla ricerca di soluzioni biotecnologiche. Il mondo del farmaco stava infatti ormai entrando in una seconda era in cui, raggiunti e risolti ormai quei grandi bersagli di salute, le nuove tecnologie e le strumentazioni sempre più raffinate offrivano la possibilità di comprendere e affrontare con soluzioni ancora più mirate nuove patologie e nuovi bisogni generati dal cambiamento dello stile e delle aspettative di vita. In questo passaggio dal ‘chimico’ al ‘biotecnologico’ dove l’innovazione, un tempo un’arte solo per amatori, era diventata essenziale, sono naturalmente cambiate anche le richieste di competenze e quindi il volto stesso delle aziende e la sostenibilità del sistema. In primo luogo si sono incredibilmente accorciati i tempi coi quali è necessario fare i conti quotidianamente: se oggi hai innovato devi sapere che se in cinque anni il tuo prodotto non diviene globale hai perso un’opportunità e che c’è qualcuno che ne ha realizzato uno migliore del tuo. Se oggi il proprio business non viene continuamente stimolato attraverso innovazioni, l’impresa non è più sostenibile.

Alla luce del percorso professionale che ho sin ora condotto, posso dire che, sebbene ogni momento sia stato prezioso per la mia formazione, fondamentalmente ha rafforzato alcuni pochi ma solidi principi che sicuramente sono entrati in me fin dall’inizio e che ho sempre seguito in tutto quello che ho fatto.

Oggigiorno il futuro si presenta più complicato del passato, perché chi è sopravvissuto è giunto al vaglio della qualità che si è sensibilmente alzata: le opportunità non mancheranno ma per coglierle sarà necessario generare un vantaggio competitivo e correre più veloce degli altri. Affinché ciò non diventi una tortura, devi fare qualcosa che veramente ti piace. Per questo motivo ritengo che per avere successo la passione sia un primo fondamentale requisito e un consiglio che mi sento di dare a chiunque è cercare di conoscersi, capire cosa piace e domandarsi quanto si è disposti a dare per quello che veramente desideriamo. Dunque, “ama quello che fai”, sempre e comunque indipendentemente dal lavoro che fai.

E se la passione è un prerequisito, l’etica è il valore che guiderà il futuro: in ogni condizione vorrei che l’etica fosse sempre messa davanti a scapito della convenienza. Conoscenze e competenze le costruisci, l’etica è innata.

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