Mi definisco una persona sicuramente molto fortunata. Nasco come sognatore e difatti tutto il mio percorso è quello di un uomo che ha sempre sognato e che continua a farlo, nella costante ricerca di nuovi stimoli e orizzonti.

Maturai la decisione di fare il pilota a fine liceo: superato il concorso, entrai nell’Accademia Aeronautica di Pozzuoli, conseguendo la laurea in Scienze Aeronautiche. Spostatomi negli Stati Uniti, ho ottenuto il brevetto di Pilota Militare e per diversi anni ho quindi volato come pilota da combattimento, nel reparto Cacciabombardieri a Villafranca di Verona, e successivamente come istruttore di volo.

Nel 1998 è iniziato il mio percorso nelle Frecce Tricolori, esperienza straordinaria non solo perché entrare nella Pattuglia Acrobatica Nazionale è il traguardo più alto a cui può aspirare un pilota dell’Aeronautica, ma soprattutto perché ebbi l’onore di lavorare per quell’importante simbolo nazionale che rappresenta la capacità italiana di saper fare bene le cose, un esempio positivo ed eccellente a supporto del Sistema Paese di cui vado fiero. Divenutone Comandante nel 2006, ho ricevuto responsabilità non più solo sull’esecuzione di volo ma, alla stregua di un Amministratore Delegato, anche della gestione economica e delle persone, confrontandomi direttamente con autorità militari, diplomatiche e politiche sia nazionali che internazionali.

Gli anni trascorsi presso le Frecce Tricolori sono stati estremamente preziosi, hanno difatti creato la base per quello che poi è stato il mio lavoro, sia lato sviluppo di capacità di gestione di un’organizzazione complessa, sia soprattutto in termini valoriali, facendomi comprendere quali siano quegli elementi che fanno veramente la differenza in un team ad alta performance, come nel caso delle Frecce Tricolori dove si rischia addirittura la vita.

Proprio infatti attraverso i valori, sui quali si basano i comportamenti, ovvero quella cultura aziendale che costituisce il reale vantaggio competitivo, il vero leader riesce a gestire e far interagire efficacemente le persone del team. E a mio avviso, tenendo sempre presente quanto mi ha trasmesso la mia famiglia, e in particolare mio padre, i valori fondamentali – che si sono rivelati dei saldi pilastri nel mio percorso professionale e personale – sono il rispetto, la fiducia, l’umiltà.
Il rispetto è il modo in cui ci comportiamo e ci poniamo dinanzi agli altri, anche esprimendo o accettando un’opinione diversa. Significa dichiarare il proprio pensiero nel solo interesse del nostro interlocutore accogliendone comunque le decisioni, perché rispetto è anche sapere sempre dove finisce la propria libertà e inizia quella altrui.

Sarà poi il leader che con onestà e intelligenza sarà in grado di raccogliere le diverse idee, valutarle e prendere la decisione giusta

Al rispetto si lega la fiducia, che non vuol dire pensarla nello stesso modo, ma saper supportare: un vero amico è colui che dice sempre quello che sinceramente pensa, così come un bravo collaboratore non teme mai di fornire un proprio contributo, anche se diverso o contrastante quello del proprio capo. Sarà poi il leader che con onestà e intelligenza sarà in grado di raccogliere le diverse idee, valutarle e dunque prendere la decisione giusta.

Infine, l’umiltà: da non confondere con remissività e rassegnata condiscendenza, significa riconoscere di avere delle competenze e capacità così come al contempo anche dei limiti e dunque l’esigenza di cercare l’aiuto altrui. In una squadra, nel mondo del lavoro e non, ogni ruolo è fondamentale e l’umiltà consente di apprezzarlo e sfruttarlo a vantaggio di tutti. Essere umile ci mantiene curiosi, aperti di mente, e soprattutto coscienti di non dare mai per scontato che il successo possa continuare per sempre: l’autoreferenzialità è sempre sbagliata e pericolosa.

Terminato il mio incarico presso la Pattuglia Acrobatica Nazionale, ebbi l’ulteriore fortuna di essere chiamato presso un’azienda, altro simbolo di eccellenza italiana, che avevo da sempre ammirato, la Ferrari. Vi ho lavorato dal 2011 al 2017, svolgendo principalmente tre attività: per i primi due anni come Consulente esecutivo in Formula 1, quindi presso la Direzione HR, e infine nella nuova funzione aziendale di Enterprise Risk Management. In Ferrari ho potuto trasferire le esperienze acquisite al comando delle Frecce Tricolori, ma soprattutto ho avuto l’opportunità di comprendere veramente cosa significhi lavorare in un’azienda: con una visione trasversale su tutta l’organizzazione e la responsabilità di gestione integrata dei rischi più importanti, sia strategici che reputazionali, ho imparato a fare ricerca, ad aprire il mio orizzonte e immaginare scenari futuri. E certamente utile è stata anche l’esperienza formativa di quegli anni al TRIUM Global Executive MBA che conseguii nel 2015.

Spinto dal costante desiderio di migliorarmi e dalla curiosità di provarmi in una diversa esperienza, nel 2017 lasciai la Ferrari. Giunto il momento di “creare qualcosa di mio”, ho intrapreso una nuova carriera come consulente, mentor ed executive coach, oltre che di key note speaker, che mi ha permesso di continuare a coltivare anche la mia grande passione legata all’arte e al collezionismo. E la fortuna, che riconosco non avermi mai abbandonato, ha voluto che recentemente entrassi come accademico alla London School of Economics, prendendo la responsabilità di una parte molto importante proprio di quel MBA seguito come alunno pochi anni prima e ritrovandomi dunque per l’ennesima volta in nuovo contesto, “out of the comfort zone”, ad alte aspettative e pertanto fonte di continui stimoli.

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