Premettendo che innovazione e tradizione sono due termini inscindibili nella mia visione, anche alla luce della mia esperienza alla guida della filiale italiana della grande multinazionale angloolandese Unilever, ritengo che il consumatore sia la vera grande sfida che oggi ogni realtà ha davanti.

Il consumatore di oggi, rispetto anche a soli pochi anni fa, è molto più informato e consapevole del proprio ruolo, e quindi anche più esigente.

Le aziende hanno pertanto bisogno di ripensare il proprio modello di business che è stato per lungo tempo sempre unidirezionale, mentre è ormai necessario passare a un approccio interattivo nei confronti del consumatore che, non più passivo fruitore, esige dialogo, vuole essere ascoltato ed è più complicato persuadere.

Il vero leader è anche colui che è pronto ad allontanare i propri collaboratori

Vincere la sfida di reinventare la nostra capacità di parlare al consumatore permette di affrontare quella altrettanto prioritaria di rinnovarsi e di indirizzarsi verso un modello di azienda aperta all’esterno, capace così di conquistare anche nuovi mercati.

A tal fine, credo sia fondamentale essere disposti a rivolgersi dove ci sono maggiori competenze, abbandonando quel modello autoreferenziale proprio di coloro che si ostinano a voler realizzare tutto e solo all’interno della singola organizzazione. Sono infatti convinto che alla base della ‘Open innovation’ stia principalmente un ‘open mindset’, ovvero quell’apertura mentale a riconoscere che fuori possono esserci persone che hanno un’idea migliore che sarebbe miope ignorare.

Pur non dimenticando mai quello che siamo e rispettando costantemente le tradizioni che sarebbe un errore assoluto ignorare nel processo di crescita di qualsiasi realtà, bisogna quindi essere pronti e aperti ad accogliere pensieri diversi dai nostri, essere disposti a ragionare insieme agli altri e recepire suggerimenti migliori. Per porre il consumatore al centro è infatti necessaria una grande capacità di ascolto.

Come stimolare dunque una nuova mentalità in azienda? Secondo la mia opinione, motivare significa smuovere e allontanare le persone da quella comfort zone dove ognuno si rifugia sentendosi protetto e non avvertendo dunque l’urgenza e necessità di cambiare, stimolando quindi la loro reattività.

Allo stesso tempo però sarei miope a ignorare la dura verità, necessaria e inevitabile, che non tutte le persone sono idonee a fare certi percorsi: il vero leader è anche colui che è pronto ad allontanare i propri collaboratori. Persone “giuste” in un preciso momento storico non è detto infatti che possano essere adatte in un altro, e questo vale per tutti, anche per coloro che stanno al vertice, me incluso. Il concetto di “giusto” è infatti relativo e varia a seconda dell’obiettivo da raggiungere. Per questo motivo, quando il cambiamento è necessario, nel bene dell’azienda e dei singoli non si deve esitare nella decisione di rimuovere qualcuno.

Nel percorso di crescita e innovazione sono dunque le persone che fanno la differenza, ma è ancor più vero che sono le “persone giuste” a fare la “vera differenza”.

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