Ho iniziato i miei studi da pianista, proseguendo con quelli in direzione d’orchestra.
Condivido pienamente il pensiero di Pierre Boulez, uno dei più grandi compositori contemporanei, il quale era solito dire: “i miei insegnanti me li sono sempre voluti scegliere, non dovevano arrivare per caso ma per volontà”. E i maestri che ho deciso di scegliere nel mio percorso sono stati capaci non solo di insegnarmi una professione, preparandomi adeguatamente dal punto di vista tecnico, stilistico e delle competenze, ma anche di avere un determinato sguardo sulla vita, sulle cose e sulle persone.

Nel 1988 tenni il mio primo concerto da direttore professionista con l’orchestra sinfonica della provincia di Bari e nel 1991, vinto un importante concorso, iniziò un’intensa carriera direttoriale: tutte le competenze acquisite prima nelle sedi didattiche cominciarono a divenire un confronto con persone, orchestre e istituzioni.

Il mio percorso di crescita professionale è stato segnato da alcuni punti di passaggio fondamentali. Il primo è rappresentato dall’inizio della mia carriera internazionale: sono fermamente convinto che girare il mondo e relazionarsi con organizzazioni e quindi culture diverse siano fonte di un profondo arricchimento.

Il secondo momento risale a circa venti anni fa quando vinsi il concorso nazionale per la cattedra della direzione d’orchestra e riuscii a ottenere quella di Milano, presso la quale si erano formati i più grandi direttori italiani. Profonda fu la mia emozione, non solo per la grande storia e cultura che contraddistingue tale istituzione, ma soprattutto per la consapevolezza di avere la responsabilità di condividere e guidare la passione e il futuro di ragazze e ragazzi che stavano dedicando tutta la loro vita alla musica. E dal contatto con i miei allievi e dal confronto che ho con loro ho acquisito la capacità di aggiornarmi costantemente e di comprendere il mondo, non solo musicale, nelle sue profonde trasformazioni. La realtà in cui opero, il Conservatorio di Milano, è infatti piena di passione ed è molto motivante non solo per chi vi studia, ma anche per chi, come nel mio caso, vi insegna.

Un altro step importante si lega ad alcune giornate di lavoro che fui invitato a tenere dal Provveditorato agli Studi di Bergamo: per la prima volta entrai in contatto con un ambiente distante da quello musicale, e questa si rivelò un’esperienza incredibilmente stimolante perché ebbi l’opportunità di acquisire prospettive diverse. Nacque così una nuova attività, che tutt’oggi conduco: sono convinto che il confronto trasversale fra discipline e mondi anche molto lontani sia quello che permetta dei veri e propri “salti quantici” nella propria professione. Guardare sempre fuori dal proprio ambito, confrontarsi con realtà distanti dalla propria e, quindi, essere curiosi di ciò che non conosciamo: non è un caso che le evoluzioni più profonde nella mia testa e nel mio ambito professionale siano in buona parte collegate a persone che non hanno a che fare col mondo della musica, compreso il mondo del business.

Il direttore d’orchestra è colui che ha il compito di preparare le condizioni affinché le cose succedano

Il quarto grande momento della mia vita professionale risale a una decina di anni fa quando conobbi l’orchestra sinfonica Gioachino Rossini di Pesaro, di cui sono attualmente direttore artistico oltre che musicale. Per la prima volta mi ritrovai a operare non solo come musicista ma come “gestore” di una piccola azienda con una storia di rapidi e grandi successi: l’attività dell’orchestra nel corso degli ultimi quattro anni ha visto un incremento degli incassi e del numero di spettatori di circa il 300%. Si tratta dunque di una vera e propria esperienza di management, che richiede competenze non strettamente musicali ma appunto analoghe a quelle di chi ricopre il ruolo di organizzatore di un’azienda.

Un’orchestra è infatti impostata come un’impresa e il direttore deve immaginare il meglio per la struttura che gestisce, anche dal punto di vista puramente commerciale. In qualsiasi contesto organizzativo, lavorare con un gruppo di persone presuppone dinamiche analoghe perché riguardano le relazioni fra individui, e il direttore d’orchestra non è colui che comanda, che impone, tantomeno il punto primo e unico, ma è colui che ha il compito di preparare le condizioni affinché le cose succedano.

Ricordo costantemente ai miei allievi che può esistere un’orchestra senza direttore, ma non un direttore senza orchestra; da qui la necessità di evitare qualunque autoreferenzialità. Dirigere un gruppo significa dunque saper creare la giusta relazione con e tra le persone, ovvero con coloro che concretamente “fanno” le cose, utilizzando al meglio comunicazione, motivazione e capacità di delega.

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