Lo sport per me è stato, e continua a esserlo, una grande palestra di vita. E noto un forte parallelismo fra i valori e le dinamiche che accomunano la dimensione sportiva a quella aziendale. Passione, determinazione, fiducia in se stessi, accettazione del cambiamento e capacità di leggere come opportunità i momenti di crisi sono tutti elementi che accomunano sportivi e manager di successo.

Sulla base della mia esperienza, quello che però ritengo ancora fortemente carente nelle organizzazioni è l’importanza riconosciuta all’allenamento. Un campione sportivo è ben consapevole che, per poter mantenere il proprio primato, deve continuare ad allenarsi quotidianamente, non dando mai nulla per scontato. L’azienda e i loro Leader, raggiunta una certa posizione, spesso si sentono “arrivati” e dunque meno motivato a sforzarsi giornalmente per perseguire i propri traguardi e porsene comunque sempre di nuovi.

Tanto nello sport quanto nella vita in generale, non è così impossibile raggiungere i propri obiettivi, per quanto ambiziosi siano. Molto più difficile è invece consolidarli. Per restare ad alti livelli nel tempo e affermare l’eccellenza raggiunta è necessario lavorare duramente e costantemente, conservando l’umiltà, senza mai abbassare la guardia. Allo sportivo questo viene insegnato sin dal primo giorno, ad aziende e leader invece talvolta ancora sfugge. Dunque,

il talento è importante, ma sono poi la costanza e l’applicazione a fare la vera differenza.

Un altro limite che colgo è una certa lentezza nelle aziende di oggi, spesso dovuta a temi gerarchici e di processi macchinosi, che inevitabilmente penalizza le persone nel loro agire quotidiano e nella loro intraprendenza, comportando spesso anche una pericolosa demotivazione. Insisto quindi sempre sull’importanza di impegnarsi, anche mediante training mirati, a mantenere alta l’attenzione, ad acquisire una maggiore agilità per essere più performanti e per relazionarsi meglio sia all’interno che all’esterno della propria realtà professionale.

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